Sul l'artista
Emil Rizek (31 maggio 1901 – 1988) è stato un pittore austriaco, noto per le sue raffigurazioni realistiche di paesaggi, vedute cittadine e scene di genere. Nato a Vienna, figlio di un ingegnere elettrico, prese lezioni private con Anton Hlavatschek e Carl Fahringer, professore all'Accademia di Belle Arti di Vienna.
Negli anni Venti Rizek viaggiò in Italia, Francia, Germania e Paesi Bassi, dove entrò in contatto con la Scuola dell'Aia, un gruppo di impressionisti olandesi. Le sue persistenti difficoltà finanziarie a Vienna lo spinsero a viaggiare per il mondo in cerca di avventure, ispirazione artistica e condizioni di vita più accessibili. Tra il 1928 e il 1931 visitò l'Indonesia, dove registrò la vita quotidiana a Giava, Bali e Sumatra.
Dal 1932 al 1935 viaggiò in Canada, negli Stati Uniti, in Giappone e in Sudafrica. Nel 1938 insegnò pittura a Oakland, in California, e realizzò delle incisioni raffiguranti la Chinatown di San Francisco.
Dopo il ritorno a Vienna, Rizek si unì alla Cooperativa degli artisti di Vienna. Durante la seconda guerra mondiale, dal 1941 in poi, prestò servizio come illustratore di guerra e reporter per la Wehrmacht, principalmente in Finlandia. Alla fine della guerra venne catturato dall'esercito britannico e trascorse dieci mesi come prigioniero di guerra nella Frisia orientale. Queste esperienze lo esaurirono emotivamente, rendendogli difficile tornare a dipingere.
Quando gli tornò l'energia creativa, fece viaggi annuali nella Frisia orientale, dove realizzò opere che dimostrano un'attenta osservazione della luce. Nel 1963 la Gilda degli artisti di Vienna conferì a Rizek una speciale medaglia d'oro in riconoscimento dei suoi meriti artistici.
L'opera di Rizek è caratterizzata da rappresentazioni realistiche della vita quotidiana, con particolare attenzione ai lavoratori e all'esistenza quotidiana. I suoi viaggi e le sue esperienze hanno conferito al suo lavoro una profondità e una prospettiva uniche, rendendolo un artista versatile e riconosciuto a livello internazionale.


















































